14/02/2014 - Commento alla polemica nata dall'editoriale Assoenologi sull'informazione online nel vino

Ho letto, come tanti, l'editoriale del presidente dell'Assoenologi Cotarella e del Direttore Martelli. Ho letto soprattutto le critiche e gli schieramenti che le parole usate hanno creato nel mondo dell'informazione online e in quello dei due "blocchi" contrapposti naturale/restodelmondo.
C'è poco da dire, da enologo vivo sulla mia pelle alcune delle problematiche espresse da quello scritto e non posso che condividerle. Quello su cui però non sono d'accordo, e che mi porta a conclusioni opposte, è il ruolo dell'enologo di oggi a cominciare per esempio dal fatto che io non voglio "vendere" il vino... Sulla comunicazione, invece, si può e si deve discutere.

Se ci sono problemi nell'informazione online sul mondo del vino, se ci sono problemi legati ad una tendenza a definire "naturale" qualcosa che forse non lo è (almeno in senso generale), se non si vende più tanto vino come una volta (e qui sulle motivazioni ho idee totalmente diverse da Cotarella/Martelli) la soluzione per chi fa la mia professione mi sembra una sola: l'enologo deve partecipare di più, sia online che offline, per diffondere la cultura del vino. Più enologi, ed enologia, in rete, altrimenti significa lasciare campo libero e poi fare critica sterile.
Questo tuttavia non significa comunicare i propri vini, piuttosto comunicare il proprio lavoro. Spiegare alle persone che ci vedono come degli stregoni o dei carbonari con formule o ingredienti segreti (magari pericolosi per la salute) che, in realtà, il nostro è un lavoro vero e proprio. Abbiamo studiato anni alle scuole superiori e all'università, ci siamo spesso formati con esperienze all'estero, facciamo assaggi, esaminiamo i parametri fondamentali del vino, controlliamo le fasi di produzione secondo processi scientifici affinché - grazie alle nostre competenze - l'intervento dell'uomo sia il minore possibile. Almeno questo è quello a cui tutti aspiriamo.
La tecnica e la scienza servono agli enologi (e qui concordo con Cotarella/Martelli) almeno quanto servono ai consumatori, che non vanno spinti a pensare che il vino sia un prodotto della natura tal quale.
Alcuni, pochi per fortuna ma - bisogna dirlo - sul web più che in altri contesti, tendono a semplificare un po' troppo questo concetto, ma il compito (anche) degli enologi è proprio raccontare quanto si fa in tutte le cantine del mondo ogni giorno, secondo scienza e tecnica, per arrivare a produrre vini BUONI!

Nasce anche da queste considerazioni un sito a forma di blog, la presenza su Twitter e il tentativo (ancora faccio errori nel mio agire "social" ma spero conti di più la sostanza) di spiegare a tutti cosa fa l’enologo, una professione bellissima, che spesso mi fa sentire un "privilegiato”, che mi permette di vivere e conoscere luoghi e persone affascinanti. un lavoro, che svolgo a stretto contatto con la natura  (ed il naturale)…molto più di quanto spesso si pensi.