28/04/2017 - Montecarlo... (quello vero!)

Tutte le volte che agli amici mi capita di dire, “domani debbo andare a Montecarlo”, non ce n’è uno che non sgrani gli occhi. Così, da almeno 10 anni a questa parte, mi tocca specificare “Montecarlo di Lucca, cosa hai pensato?”
E già, siamo a poco più di mezz’ora da Firenze, eppure sembra che nessuno sappia di questo posto bellissimo che si chiama Montecarlo, letteralmente incastonato in un paesaggio collinare verdissimo che strizza l’ occhio alla Versilia e quindi al mare. (Alle volte son proprio poetico!)
Finita la poesia, Montecarlo per me è un “terroir” bello, ricco interessante, a mio (MODESTISSIMO) avviso uno dei posti più vocati per i bianchi in Toscana, un clima quasi mai torrido, precipitazioni abbastanza costanti, comunque mai scarse (salvo annate eccezionali, ovviamente), terreni freschi, ma senza eccessi (soprattutto nella zona alta) e poi… Tanti vitigni francesi di nascita, che però a Montecarlo son quasi da considerare “autoctoni” visto che vengono coltivati oramai da tantissimo tempo. Roussanne, Semillon, Sauvignon Blanc, Chardonnay si ritrovano mescolati (come si faceva una volta) a trebbiano e malvasia. Poi a Montecarlo c’è anche il... SYRAH, che a me piace tantissimo.
Un terroir che “pratico” oramai dal 2005, proprio grazie alla Fattoria Borgo La Torre, della famiglia Celli, e che “pratico” con ancora maggiore frequenza dal 2008, da quando collaboro con Alberto Antonini alla Tenuta del Buonamico. 

Finita la poesia, finita pure la prefazione, tutto per raccontare che…

La settimana scorsa a La Torre ci siamo fatti una gran bella degustazione, avevamo voglia di capire “a che punto” fossero i nostri vini, e, perché no, a che punto fossero i vini della zona, cosi ci siamo procurati il necessario e, a bottiglie rigorosamente bendate, accompagnati da chi di vino ne sa, abbiamo fatto una carrellata sia di Montecarlo bianchi che di Montecarlo rossi, oltre poi ai Syrah in purezza e agli altri “Cru”. E… Montecarlo (the real one) è proprio un gran posto per i bianchi: freschezza, acidità, ma anche tanta complessità aromatica. Per quanto riguarda i Montecarlo rosso, la bevibilità è forse il tratto distintivo.
In tutto questo a La Torre, dobbiamo proprio dircelo, stiamo facendo tutti un gran bel lavoro. (Due righe senza modestia sono concesse…vero?)

Parentesi a parte merita il Syrah, non solo perché è uno dei miei vitigni preferiti, ma perché qui parliamo di un Syrah  diverso da altre zone (vedi Cortona), un vino meno caldo, poco espansivo, decisamente più timido, ma che si lascia andare alla grande con il tempo. Infatti dopo la serie “bendata” di Syrah Toscani 2013 (tutti davvero molto validi, aldilà di problematiche legate al sughero) ci siamo regalati un paio di annate di ESSE (il Syrah in purezza de La Torre), la 2006 e la 2010, davvero buonissime, con ancora tanta vita davanti.

Ma a La Torre non c’è solo il vino, grazie a Betty e Chiara, che ci hanno letteralmente “ristorato” con le loro squisitezze (Garmugia e Tordelli Lucchesi TOP TOP TOP).

Un grazie grande ad Andrea Taglialegne, che a La Torre mi ha accolto e che per i vini de La Torre è fondamentale, visto che si occupa della vigna e della cantina e che (lo negherà sempre) è un grande degustatore, ma soprattutto… un grande Amico.
Un grazie altrettanto grande e sincero alla famiglia Celli, che oramai da anni mi dà la possibilità di “metter le mani” nelle uve e nei vini, di un posto cosi affascinante.