20/04/2020 - Quarantena, lavoro, futuro... e il grande Jazz di Hank Mobley

Finora sono andato avanti, senza pause, dritto come un fuso, senza pensare, evitando di pensare, perché ci sono cose troppo importanti in ballo. Ci sono persone, tante persone, che muoiono ogni giorno, tante persone che per vari motivi mi sono vicine stanno soffrendo tanto. Siamo tutti inebetiti da questa situazione (molti, a dire il vero, son partiti avvantaggiati… m’è scappata, scusate) dalla paura, e il lavoro non è certo la priorità, almeno per me.
Ma poi, la notte di Pasqua mi ritrovo a… lavorare!
Mi son ritrovato a degustare dei campioni ricevuti il giorno prima, e mi sono reso conto, in un istante, di essere proprio innamorato di quel che faccio. Bastano 4-5 campioni e comincio a ragionare su ciò che è stato fatto, a fare progetti. La testa comincia a ribollire di idee, che se non le scrivo poi le perdo tutte. Hank Mobley in sottofondo fa quasi da acceleratore di particelle. Strano, perché quando degusto di solito la musica non funziona, mi dà quasi fastidio, mi toglie concentrazione. Doppiamente strano perché, tra i miei tanti difetti, ho pure quello di non essere (nonostante i mille tentativi) mai riuscito ad amare visceralmente il Jazz.
Invece la quarantena… La notte di Pasqua… Tutto assume un contorno diverso, un suono diverso, e questo sassofono è una meraviglia!