23/05/2016 - Terra e Terroir: repetita juvant

Come tutti i martedì pomeriggio mi affaccio al banco del pesce per vedere se c’è qualcosa che mi stuzzica, al primo passaggio visivo non vedo nulla di interessante poi, in un angolo, vedo quasi nascoste delle bistecchine di Tonnetto Mediterraneo, uno dei tanti “parenti poveri” (o meglio, solitamente considerati tali) del tonno. E a me, soprattutto quando si parla di pesce, i parenti poveri mi piacciono proprio, così…
Arrivo a casa, lo scotto in padella (senza esagerare che altrimenti diventa un mattone) e lo servo su un velo di “pomarola della Mara”, (una salsa di pomodoro che è così buona che meriterebbe un capitolo a parte, la Mara è la suocera di Natascia Rossini etc etc…)
L’ occasione è ghiotta per assaggiare finalmente quella bottiglia in frigo. 
Il tonnetto è venuto bene, la pomarola  “è la morte sua” e..., tocca ammetterlo, a Poggiopiano viene bene pure un Metodo Classico!
Che ci fossero delle potenzialità, in tutta modestia, lo avevo sospettato assaggiando e riassaggiando il vino base. Un sangiovese 2012 vinificato in bianco, acido e verticale, ma non solo… Sapido, e comunque ricco, ma da lì ad esser sicuri del risultato ce ne voleva.
Invece apri la bottiglia, ancora con i lieviti ovviamente, dopo 18 mesi e…tanta roba. Così tanta roba che, tra un figlio che si lamenta per i dentini che stanno uscendo, l’altra che urla per restare al centro delle attenzioni, anche tua moglie ti dice “versamene ancora, che questo mi piace proprio”!
Poi vanno tutti a dormire e te rimani da solo, con quel che resta nella bottiglia. Pensi un po' al tuo lavoro, all’impegno e alla passione, a tutte le vigne che “frequenti”, a tutte le situazioni che conosci… E la cosa più chiara è che le cose buone le puoi tirar fuori quasi dappertutto, le cose “speciali” vengono solo e soltanto da vigne speciali, terre speciali, terroir speciali.
Il metodo classico di Poggiopiano è solo una conferma, l’ennesima.